Thursday, December 20, 2007

La ruota della fortuna: Lebron James


(Tempo massimo di lettura 1'45''. Scritto ascoltando Don't you dei Simple Minds)


Come sempre il rischio maggiore e' tipico di chi scrive al presente, pensa al passato ma non riconosce il futuro. Se un giorno mi domandassero di esaudire un desiderio, forse potrei esprimere il semplice concetto di vivere fra 100 anni. Il tempo neanche fin troppo esatto per capire se realmente le cose sono andate come sembravano, cosa che dubito, se realmente avevano quel senso o se in fin dei conti, erano soltanto una banale presa in giro.
Di questi tempi, con i bilanci natalizi dietro all'angolo, con il buonismo che perversa giocando a scacchi con il due di briscola che pesca sempre l'uomo nero, tutto suona diverso. Non a caso, quando apri gli occhi ad un mercoledi' sera neanche come tanti, vedi negli occhi di una squadra chiamata Cleveland Cavaliers, cose che lasciano il segno. Lebron, tanto per cominciare da un nome a caso, sta diventando un uomo. Non so se la finale dello scorso anno lo ha in qualche senso aiutato a maturare, ma almeno quando risponde alle domande dei giornalisti, sembra sincero. Nell'audio intervista che pubblichero' domani, lo potrete constatare voi stessi. Tutto bene fino a quando quelli NBA.com sono andati a chiedergli cosa pensa del Natale. Un sentimento fin troppo sincero anche per lui che, alla faccia di un fisico da bronzo di Riace fin troppo calcato dai tatuaggi, lo ha messo quasi in imbarazzo.

Un colpo a perdere che non ha nulla a che vedere con le voci che cominciano a circolare in citta'. O meglio, secondo piu' di qualcuno, King James e' prossimo a firmare un contratto con i Nets, non appena la franchigia del New Jersey si spostera' in quel di Brooklyn. Un modo di essere che in un certo senso vale quel famoso biglietto per il viaggio nei prossimi 100 anni. Provare per credere, in fin dei conti, e' sempre facile parlare quando le voci rimangono voci e gli sciettici, sono i primi avversari che incontri sulla strada dei fatidici temerari. O forse, tutto torna quando sento che una parola o forse anche solo un pensiero, devono andare verso il nano Frank. Mentre New York spendeva parole di lode per ricostruire l'immagine di Ron Artest. Colto in fragrante questa volta da dei problemi di salute legati alla sua figlioletta, sembra che l'ex stella di St John's si sia dato alla beneficienza. Un modo di essere, prima ancora che di fare, che non ha bisogno di grandi commenti. L'importante infatti, non e' tanto sbagliare quando rendersi conto di aver sbagliato.

Un modo di essere che mi fa pensare al mio immediato futuro, al fatto che Marco Belinelli e' gia' su un aereo con destinazione a Est, mentre Kobe Bryant, dopo il ritorno nella sua Philadelphia, sara' l'ospite d'onore per testare la voglia di essere dei New York Knicks. Un altro modo per lasciar passare cinque, forse dieci o quindici anni in attesa di capire se questo Isiah Thomas era davvero l'uomo sbagliato al posto sbagliato. Lo pensano in tanti, il sottoscritto compreso, a cominciare dal dottor Art G. Nathan, chirurgo con specializzazione in odontoiatria, 67 anni, residente a Long Island e un cuore da tifoso. Quella strana smania che ti convince, nel bel mezzo di un mercoledi' mattina, a radunare una ventina di sostenitori (clicca qui) con le idee molto chiare: sottoscrivere una petizione per mandare a casa Isiah Thomas. "Se non lo fa nessuno ritengo giusto che qualcuno cominci - ha spiegato a chi gli domandava lumi su questa iniziativa - un regalo di Natale migliore per questi Knicks non ci potrebbe essere".
Gia', una sorta di premonizione alla faccia della vittoria che i Knicks hanno portato a casa contro quei Cavaliers che in un certo senso avevo provato anche a capire. Una vittoria figlia di gente semplice come Zach Randolph, David Lee e Jamal Crafword. Io, visto che non mi va di ripetere sempre le stesse cose, lo dico per una volta ancora: prendete un allenatore che sia un allenatore, mettete a sedere Eddy Curry e ingabbiate Stephon Marbury in un ruolo in cui non faccia danni. Prendete Lee e Randolph e fateli giocare in contropiede con Richardson, Crafword e perche' no, anche Nate Robinson e New York, da squadra imbarazzo, diventa una delle piu' forti a Est.

Cose che capitano, o meglio, cose che non capitano. Quanto ai Cavaliers, beh ho come l'impressione che stiano pagando lo scotto tipico di chi, dopo essere stati eletti al ballo nuziale, sono ritornati nella terra dei comuni mortali. James ha smesso di giocare non appena le cose sono andate male e gli altri, beh mi va di ricordarli come quelli che nello spogliatoio, anziche' lasciarsi andare a facce da funerale modello Nets, se la ridevano sereni e convinti. Niente rughe sul viso, ma solo la voglia di pensare che in fin dei conti, se e' accaduto una volta, puo' tranquillamente accadere anche la seconda. Poi, come sempre, chi vivra' vedra' Magari oggi, magari domani, magari fra cento anni.

Per ascoltare le interviste audio (clicca qui), per scrivere una mail profumodivaniglia@gmail.com.

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