
(tempo di lettura 1’11”. Scritto ascoltando Buena Vista Social Club con De Camino a la Vereda)
Preso alla distanza, non ci resta che aspettare. Dicono che Don Nelson fa i capricci, anzi con o senza Radiohead a portata di mano - concordo con quanti li vogliono inserire nelle prime venti band di tutti i tempi - si fa prima ad aspettare che si alzi con il piede giusto. Poi e' fatta, Beli ai Nets e domani e' in altro giorno. Unico rischio in chiave futura, le rotazioni del nanerottolo Frank, uno che con quei suoi cambi con l'orologio, e' in grado di spaccare i ritmi quando meno te lo aspetti.
Di fatto, meglio lui che Sam Mitchell, visto che mentre lo staff dei Belinelli aspetta il via libera da San Francisco, Toronto e Gherardini non demordono e rimangono alla finestra per cercare di portare in Canada il secondo italiano.
Intanto, ritornando al Bel Paese, tra la schiena di Gallinari che non gioca per almeno sei settimane - un cinque basso a quanti lo volevano out per tutta la stagione - e il movimenti di mercato di Belinelli, chi se la gode e' un Bargnani che mi ricorda molto il primo vero Nowitzki, visto che l'ultimo paga ancora i fantasmi di Wade, Riley, Shaq e un titolo che sembrava giá vinto.
Un Bargnani che gioca una pallacanestro finalmente solida, convinto e forte anche di questo nuovo ruolo che toglie qualche scheletro nell’armadio a Sam Mitchell: Bargnani da numero tre non e’ mai stata una bestemmia, ma evidentemente i tempi logici non sono sempre gli stessi.
Ma meglio cosi’, anche perche’ la Dallas che questa sera si e’ presentata in quel del Madison Square Garden, pare essere una squadra ancora con delle ferite aperte. Forse, ma lo dico con il coseno di poi, e’ tutta colpa di quel control game nato dalla sconfitta contro Miami. Non appena questa squadra comincia a correre infatti, cambia tutto, ma veramente tutto.
Il resto e’ solo storia dei giorni nostri, con l’emozione di ammetere che Jason Kidd in campo mi regala sempre un sorriso. Con la consapevolezza che Allen Iverson a Detroit sembra avere intenzioni serie, ma come sempre per tutto questo c’e’ ancora tempo.
Sunday, November 16, 2008
Belinelli nel NJ: quasi ci siamo
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Profumo di vaniglia
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3:46 PM
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Sunday, November 9, 2008
Belinelli: prossima fermata costa East
(tempo di lettura medio 1'34''. Scritto ascoltando varie di Coldplay)
Ascoltando Coldplay, dalla prima all'ultima, tutto può ancora succedere. Si parla anche di Marco Belinelli nella costa East e se non faccio il nome, e' solo perché ho promesso a piu' di qualcuno di non dire nulla nessuno. Per adesso siamo in pochi, diverso sara' fra qualche giorno, non appena Maggette rientra dall'infortunio e lo scambio
duventera' ufficiale.
Bella storia questa del Beli, di nuovo protagonista in una squadra degna di nome e cognome. Anche se non mi fido del nanetto, spero che i cambi con l'orologio non spacchino il ritmo al cavallo di razza, perché' il talento ancora una volta non si discute.
Intanto, sempre per la solita del tira avanti e non molla, approfittando di un viaggio di sola andata per il Garden, ho trovato modo di scrivere qualcosa dopo i vari tentativi. C'erano le bozze di martedi' sera, quando grazie a Barak Obama l'uomo e' ritornato una
seconda volta sulla luna.
C'erano gli scritti dedicati ai 92 anni di mia nonna Teresa, donna delle valli che, tra un monte e l'altro tra Forame e Nimis ti portano diritto in Slovenia, confine dove durante la Prima Guerra Mondiale si massacravano italiani e austriaci. Dove, tra un ricordo e l'altro, c'è anche l'amarezza di non averla potuta abbracciare per un'ultima volta prima di un mazzo di fiori su una lapide troppo comune. Storie di un'America che prova a cambiare mentre conto le settimane dal ritorno a casa.
Forse, cambiando discorso, si fa prima a scommettere sulla ruota di Detroit o quella di Phoenix, visto e considerato che per una volta, vanno ancora di moda la vecchia guardia. Penso che sia Allen Iverson che Shaq O’Neal hanno ancora qualcosa da dire in chiave corsa al titolo.
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Profumo di vaniglia
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1:16 PM
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Monday, October 27, 2008
Patrick Ewing Junior: al cuore non si comanda
Lorena il barbiere di Franklin Ave dove tutti aspettano Obama presidente.
(tempo simbolico di lettura 1'43''. Scritto ascoltando Viva la Vida di Coldplay)
E allora forse ci siamo, dedicata a Giacomo da Brescia - leggi Il Giornale di oggi martedi' 28 ottobre in cronaca sportiva - autore di un tiro da meta' campo che e' valsa il mio ritorno alla carta stampata a sette mesi da quel Kobe targato Gazzetta. Storie di un italiano in America alle prese con un sistema che funziona anche a grazie a casualita' del caso.
E allora forse ci siamo, dedicata a quelli che pagano il biglietto in prima fila, sicuri che lo spettacolo e' quasi sempre assicurato. Anche se esce femmina o, meglio ancora, e' solo una questione di luna piena. Come quando usi Facebook per cercare il compagno d'asilo e poi ti esce fuori, sulla ruota del tanto io non ce la faro' mai, niente meno che Margherita Grambassi.
E allora forse ci siamo, dedicata a quelli che passono con il rosso e poi si fermano in piena corsa per chiedere il risultato della partita del cuore. Un po' come quando in mezzo ad un Madison Square Garden ben lontano dal tutto esaurito di turno, qualcuno ha cominciato ad urlare "Pat Ewing Junior". Un nome e una leggenda che hanno strappato un sorriso al celebre Mike D'Antoni, un abile se non altro a regalare al figlio del mitico 33 dieci e passa minuti di gloria. Una "bomba" dall'angolo, due schiacciate con uomo addosso e la voglia di ricominciare la prima stagione senza Isiah dai ricordi che hanno scritto la storia. Saranno anche i vecchi Knicks, ma il gioco di parole, anche solo per cinque secondi, ha fatto venire la pelle d'oca ai diecimila presenti in sala per un derby a dir poco spento contro New Jersey.
E allora forse ci siamo, dedicata a quelli che sognano un'entrata in campo a braccia tese. Un gesto di stizza a quel pallone che mette tutti d'accordo e che, a secondo dei partiti e dei colori, riesce a creare delle divisioni fin troppo politiche per essere lasciate al caso. E' vero Isiah Thomas, e poi dicono sempre lui, ha davvero dimostrato che l'anno della Tigre non e' sempre sinonimo di guerriero con la spada. Accusando la figlia di aver abusato di qualche sonnifero di troppo, non ha solo mancato di rispetto a chi gia' soffre di per se, ma ha deriso lo sceriffo di turno che, puntuale, ha smentito al volo: no hanno ricoverato e abbiamo soccorso un uomo di 47 anni e non certo una ragazza di 17. Come dire, piove sempre sul bagnato.
E allora forse ci siamo, dedicato a Danilo Gallinari, con la speranza di uscirci presto a cena e scoprire l'altro lato della medaglia di una New York che non ha ancora bisogno dei titoli di coda. Anzi, visto che oramai e' tempo di "opening night", vi dico che e' giusto ricominciare da Celtics e Lakers per un semplice motivo che quando impari a vincere, beh tutto viene piu' facile. E' vero avrei voglia di parlarvi della partita vinta dai Giants ieri a Pittsburgh, ma poi finisco per uscire da un luogo comune che mi ricorda un uomo a caso, Pierpaolo Bordin.
E allora forse ci siamo, dedicato a Michele Lugan, Alex Perbellini, Maurizio Pedrazzini e Michele Feresin, gli ultimi aggiunti di un mondo chiamato Facebook. Gente che non ti aspetti e che ti strappa un sorriso nel mezzo di una sera destinata ad essere ricordata per un semplice motivo: come scriveva sempre il mitico Alessandro Trampus nelle mail di fine mese, ricordati Mitja, me l'hai insegnato tu: puoi alzarti quanto presto vuoi al mattino che il tuo destino si e' alzato prima di te.
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Profumo di vaniglia
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7:15 PM
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Labels: Racconti metropolitani


